Aurora
Aurora di Murnau ovvero della infinita rifrazione-riformulazione del discorso autoriale oltre qualsiasi possibile cristallizzazione di senso. L'occasione comunque ghiotta di una proiezione della pellicola restaurata e redisitribuita offre il destro per una serie di considerazioni su un regista che, al suo terzultimo film, riconfigurava con molta decisione il suo cinema portandolo ad una densità estetica tale che il suo rovello formale si trasmette in sala con assoluta e sublime naturalezza. Chi scrive, non me ne vogliate, non ama molto le occasioni di omaggio, restauro, rassegna omaggio ad un grande film, ad un grande regista o a un movimento di autori e critici. Niente da eccepire sulla bontà delle intenzioni, o sulla qualità del risultato (in questo caso buonissima) ma di solito in queste occasioni il capolavoro, di cui non si finisce di esaltare la forza poetica senza tempo, l' immortalità finisce per rimanere distante, chiuso in una sua dimensione non penetrabile dall' interpretazione esaltato, storicizzato, contestualizzato, mummificato nella vulgata critica. Si ha un bel dire che in questo modo un film del genere possa finalmente essere apprezzato nel formato in cui era stato pensato e nel dispositivo della sala cinematografica cui era in origine destinato. Il tempo è comunque passato e la visibilità(o leggibilità) di un' opera slegata dalle categorie estetiche e dalle conoscenze tecnologiche (quanto il cinema deve la sua vedibilità al progresso tecnologico e quanto anche un film innovativo ai suoi dì possa perdere quella parte di fascino data dalla continua evoluzione tecnica del mezzo) può perdersi.
| File da scaricare | Dimensione del file |
|---|---|
| aurora.jpg | 8.61 KB |
- Fai il login o registrati per scrivere un commento

